Sto fallendo alla grande: sogghignate, o voi che mi odiate. Assaporate l'ambrosia che stilla da queste crepe. Ammirate il polveroso e verticale crollo della mia forza, della mia dignità, della mia autostima. Danzate, ballate, e battete le mani a tempo, che arriva la marcetta per le zampette dei dermestidi necrofagi e un valzer per le piccole mascelle delle larve di Sarcophaga. Ora giaccio rammollita e scomposta come una pianta rampicante strappata al suo tutore. Sono calpestabile. Sono divorabile. Sono la preda ferita che uggiola nell'angolo aspettando l'assalto finale.
Malata di mia scelta; malata di stupidità, di fallimento, affetta da monocausa. Non so più in che salsa scriverlo, mi sembra di ripeterlo in continuazione come un disco rotto. Mi rovina la vita. Mi illude, mi fa sentire potente, e invece mi indebolisce, e quel che è peggio, mi RINCRETINISCE. Mi ha convinto che essere magri valga davvero di più di tutto il resto. Della salute, delle amicizie, degli impegni presi. Se non è cretinosi questa. Quindi non posso meravigliarmi più di tanto se il mio strizzacervelli si appropria del mio linguaggio e dei miei valori e me li rivolta contro. Semplicemente, per comunicare con me deve scendere al mio livello. A quello di una cretina totale.
Io sono sempre più grassa. Sento la ciccia che mi si avvita addosso impietosa e permanente come una protesi ortopedica. Il riflesso nelle vetrine, quando cammino per strada, è una cosa tonda sobbalzante bovina rivoltante. Eppure tutti mi dicono che sono magra. Eppure mi continuano a dire che sono sottopeso. Eppure io so che continuo a ingrassare, a dilatarmi, continuo a occupare più che mai spazio. Sparire non è facile. Mangio, sì, ma ecco, non vorrei proprio scriverne. Non vorrei proprio pensarci. Eppure continuo a pensarci e cerco sempre di correre, muovermi a passo veloce, giocare a pallavolo, parlare e urlare abbastanza, per rimediare. Cantare o urlare a squarciagola, sono sicura, brucia un sacco di calorie. Eccome.
E' un mondo in cui la sofferenza è la normale condizione. Anche la felicità ne è solo una differente forma. Allora ti tocca fare la faccia del negro incazzato con tre chili di catene d'oro al collo, e poi assumerne la stessa andatura e lo stesso frasario.
Forse il dolore è solo una unità di misura del fiato dei silenzi degli attimi. Forse ho dei grossi buchi incolmabili e forse ci manca la ciambella tutto intorno e allora non ho diritto nemmeno allo zucchero sopra.
E allora scrivere è emorraggia e passa il tempo di quello che non avvera i sogni ma li moltiplica e li estromette e poi li elide, arriva la rabbia nelle dita e tristezza nel cuore e il viale lungo soleggiato di quel sole dove ci stanno le speranze disattese ed i "come se".
Morire, ma non di infelicità.
Riducimi in rovine. Te ne prego.
Zara.
Vorrei tornare ad essere come te..
RispondiEliminasoffrivo,ma ero felice in un certo senso,avevo controllo su di me..
Rispetto allo schifo di ora..
un bacio
Chissà perché tutte queste parole rieccheggiano anche nella mia di testa, meno tormentose delle tue.
RispondiEliminaE pensare che io mi menavo sul serio da sola. Però ora qualcosa è scemata.
Amore mio, quei 45kg non ti porteranno a nulla. Nessun ragazzo ti guarderà se non con disprezzo, con pietà. Nessuno ti vorrà bene, perché sarai troppo egoista, chiusa e rinchiusa nelle tue stesse mura di cristallo, bellissime ma così fragili da rompersi in un istante.
Io so cosa vuol dire sentire la "felicità" di questi momenti, la felicità dello scendere, sempre più giù, sempre più giù, nel peso e nella vita, ma so che dopo le gambe non ti reggono più, il fiato ti si mozza, il corpo non reagisce. E ogni cosa che avrai sarà dimezzata o rovinata da quelle paure che diventeranno come il sangue, non faranno più male, ne bene, non faranno più niente. E il male che non senti non lo curi. Fidati di me, non fare il mio stesso errore, di non essermi fidata a mio tempo, fino a sentire il cuore battere così lentamente da pensare di morire in quell'istante. E il cibo non mi ha salvata. E le ossa che uscivano non mi hanno salvata. Sono qui, grassa e flaccida e la mia testa ormai è vuota, empatica. E riempirla è una difficoltà enorme. Non ti ridurre ad uno scheletro. Cerca di capire a FONDO, che la tua voglia di sparire altro non è voglia di apparire. Le cose avranno una luce differente.
Ti voglio bene
possibile ti abbia vista da qualche parte?
RispondiEliminasei di roma giusto?
scusa..ma mi riconosco in quello che dici troppo,riconosco la mia me di qualche mese fa..
Non riesco a contattarti in privato..
"E' un mondo in cui la sofferenza è la normale condizione. Anche la felicità ne è solo una differente forma".
RispondiEliminaHai parole molto belle, molto vere.
e se le racchie bisbigliassero commenti acidi e feroci solo perchè sono invidiose?
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